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KIWANIS CLUB ACIREALE A.S. 2013-2014- BENVENUTA ESTATE 12 luglio 2014 PDF Stampa E-mail
= BENVENUTA  ESTATE =

 

Sabato 12 luglio 2014 presso il  “ Bistrò del  Porto “ a Marina di Riposto si è tenuta la conviviale del Kiwanis Club Acireale per il benvenuto all’estate!
La serata ha avuto un momento di particolare interesse perché inizialmente è stato presentato il libo  del dr. Giovanni Tringali in formato elettronico (www.irma-srl.it) dal titolo: TOPONIMI ETNEI – Alla ricerca dell’origine del nome  dei coni piroclastici e delle contrade dell’Etna –
Riporto quanto descritto nelle note introduttive  del volume:

PREFAZIONE


Diodoro siculo, Pindaro, Tucidide, Empedocle, Virgilio, Lucrezio, Ovidio ci hanno narrato dell’Etna e della sua incessante attività vulcanica che ha profondamente segnato la storia degli uomini che da molte generazioni vivono in questa parte della Sicilia orientale, dove l’interazione
tra le forze primordiali e le forme di vita vegetale ed animale che si sono succedute nello spazio e nel tempo, ha portato all’evoluzione di una straordinaria varietà di paesaggi naturali unici nel bacino del Mediterraneo.

Gli arabi, la chiamavano, Djebel-Utlamat (Montagna per eccellenza), i romani, Mons-Djebel (Monte-Monte), i siciliani Mungibeddu. Il veneziano Pietro Bembo nel De Aetna (1496), la definì “Montagna non coniugata” per sottolineare la sua unicità nel contesto geomorfologico della
Sicilia.

Denominata anticamente Aìtnë, con i suoi 135 km di perimetro, l’Etna, la mitica Fùcina degli Dèi, è un vulcano composito assai complesso.

Sviluppata, modificata, distrutta e ricostruita attraverso una molteplicità di eventi geologici che si sono succeduti nel corso di molte decine di migliaia di anni, questa speciale “finestra astenosferica” rappresenta una “risposta” al complesso processo di convergenza litosferica tra la
placca africana a Sud e quella euroasiatica a Nord nonché ai molteplici eventi geodinamici che hanno caratterizzato il bacino del mediterraneo.

Le migliaia di colate di lava, le immense quantità di vulcanoclastiti, emesse nel corso dell’incessante attività di questa straordinaria “macchina” termodinamica naturale, hanno distrutto e in alcuni casi sigillato o semplicemente nascosto per sovrapposizione stratigrafica, i
resti dei vari centri eruttivi preesistenti.

Il lavoro realizzato da Giovanni Tringali rappresenta un regalo agli amanti dell’Etna e agli abitanti dei centri pedemontani e si colloca nell’alveo delle tante opere realizzate da appassionati, amanti, cultori e conoscitori dei luoghi che hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza dell’immenso patrimonio naturalistico dell’Etna.

Il volume, arricchito da un imponente corredo iconografico e fotografico, pensato anche per un pubblico di appassionati frequentatori dell’Etna che vogliano approfondire la storia dei territori, permette di rievocare la vera origine dell’oronimo o del toponimo delle centinaia di coni ed
apparati secondari, di scorie e ceneri vulcaniche, talora dalle dimensioni imponenti, isolati o allineati lungo fratture eruttive, che rappresentano i punti di emissione di prodotti piroclastici generati durante un’intensa attività esplosiva delle bocche periferiche nel corso di un’eruzione
laterale.

Tali rilievi, rappresentano una delle peculiarità della fisiografia generale dell’Etna e spesso, a causa di una forzata italianizzazione dei termini di origine siciliana o in seguito ad errori e storpiature lessicali, hanno subito lo stravolgimento del significato originale anche per via di
studiosi stranieri o in seguito al lavoro cartografico dei topografi dell’Istituto Geografico Militare Italiano di Firenze.

Così, munti Arcimisa (assenzio) diventa Monte Arcimis; Munticittu diventa Monte Egitto;
Pizzi di Rineri (sabbioni) diventa Pizzi Deneri; Punta ca Lucìa (Punta che luccica) , Munti Quadarazzi (pentoloni) diventa Monti Guardirazzi; Munti du Spannolo (gocciolatoio) diventa monte Spagnolo; Munti Pizzu du Ferru (pizzo del ferro) diventa Monte Ponte di Ferro…

Appare evidente la perdita dell’identità culturale delle genti che hanno vissuto intorno al Vulcano e che spesso tramandavano oralmente i nomi di questi coni secondari di scorie vulcaniche al fine di poter identificare, in assenza di riferimenti cartografici, l’approssimativa posizione dei
luoghi dell’Etna.

Giovanni nella sua ricerca, divide idealmente gli oronimi in base al colore delle vulcaniti, al numero dei coni formatisi nella stessa eruzione, ai centri abitati vicini, alla morfologia dei coni piroclastici, alla fauna, alle caratteristiche floristiche, vegetazionali e ad altre peculiarità, ai Santi o alle ricorrenze religiose, ai vulcanologi insigni o a importanti personaggi o alla presenza dell’acqua nel sito..

Ci descrive i crateri sommitali e i crateri di recente formazione per poi riepilogare la vastità degli oronimi per ordine alfabetico e esporre, il problema degli oronimi da attribuire ai crateri di futura formazione non senza tralasciare nelle conclusioni la storia di importanti eruzioni che hanno coinvolto la città di Catania in epoca storica e facendo delle considerazioni condivisibili circa la coinvolto la città di Catania in epoca storica e facendo delle considerazioni condivisibili circa la  devastazione antropica che ha sostituito le lave con il cemento, alterando la bellezza della Città  della Lava.

Non mancano i ricordi personali della ex Val Calanna accompagnati da una saggia visione del  divenire geologico.
Si congeda con una personale descrizione di Toponimi di particolare interesse che descrive attraverso l’utilizzo di foto originali Una breve bibliografia, chiude il testo.
Un libro che ci aiuterà nel lungo viaggio alla ricerca dell’essenza dell’Etna e che ci consentirà di riappropriarci di una parte della storia delle genti che vivono alle sue pendici racchiusa anche negli oronimi originali dei coni secondari dell’Etna.

 

Ho voluto riportare la prefazione  del vulcanologo Salvatore Caffo perché in essa sono presenti le motivazioni e gli argomenti che  l’autore ha descritto durante la sua conferenza . A lui ha fatto seguito la relazione del dr. Marco Neri, vulcanologo e ricercatore dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che oltre a commentare il volume ha relazionato sulla attività dell’Etna, sui vari tipi di eruzione dai primordi ad oggi  sottolineando la frequenza eruttiva degli ultimi anni ed i rischi per le popolazioni che vivono ai suoi piedi presentando anche una mappatura proiettiva delle arre piu’ a rischio.

Il presidente Lodovico Soresi , che aveva presentato i due relatori, leggendo anche i rispettivi curriculum, chiude la fase culturale della serata ringraziandoli  e consegnando loro un ricordo del KC-Acireale. A tal saluto si è associato il Lg Te della nostra divisione “ Etna, patrimonio dell’umanità “ il dr. Nunzio Spampinato.

Segue un sobrio momento conviviale dei soci kiwaniani e degli ospiti.

Acireale, 20 luglio 2014                                                   

Ignazio Mammino