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Il fascino delle Chiazzette PDF Stampa E-mail

La loro posizione resta una delle più panoramiche sulla Timpa acese. I pittori Antonio Finocchiaro e Emanuele Grasso nel 1948, le dipinsero in due "Vedute di Acireale".

Quando, nelle sue "Notizie storiche di Acireale", Lionardo Vigo asseriva che quattro opere edili dimostravano il progresso economico e civile di Aci Reale nel '600, e cioè la Casa Senatoria, la strada "che volgarmente "Scala" si appella, per la quale si comunica dalla città alla marina", il Carcere, e il Teatro, non diceva cosa inesatta, in quanto le citate realizzazioni avevano del grandioso e presentavano altissimi livelli artistici, architettonici e di tecnica costruttiva. Purtroppo di questi impianti monumentali seicenteschi oggi possiamo ammirarne solo due: il Municipio e la stradina pedonale per S. Maria la Scala delle "Chiazzette". Il Teatro è scomparso, come pure il Carcere dell'epoca, che sorgeva nell'area dei giardini di piazza L. Vigo. L'unico pittoresco, e di grande respiro, percorso pedonale attraverso la Riviera naturale della Timpa è quello delle "Chiazzette", e merita alcune notizie storiche e geografiche  per inquadrarlo nel giusto contesto e per capire l'importanza turistica che esso rappresenta. Prima della costruzione vera e propria della stradina (iniziata verso il 1687) esisteva nel sito solo un viottolo, come tanti altri, che dal ciglio della Timpa giungeva al mare. Sin dalla metà del secolo XVI in uno spiazzo, quasi a metà costa, era stato posto un cannone che, con i suoi colpi, aveva il compito di dare l'allarme ai cittadini quando al largo si presentavano navi corsare. Quel posto perciò fu detto "Tocco del cannone" ("U Tuccu"). In seguito, nel 1617, il viceré Francesco Lemos, conte di Castro, fece erigere una fortezza a terrapieno, su progetto di Lelio de Roxas, sergente maggiore della milizia di Aci. Tale fortezza fu fornita di due cannoni (che gli Acitani pagarono subendo un dazio speciale sulla carne) posti a difesa della città dai pericoli che sarebbero potuto arrivare dal mare. Nel 1687, desiderando dare al centro un collegamento diretto con la spiaggia del borgo sottostante, si iniziarono i lavori per la costruzione (le cronache dicono dispendiosissima) della stradina a "chiazzette" parte incassandola nella lava e parte elevandola sopra baluardi e arcate. L'opera, dopo varie interruzioni, fu completata nel 1726. Danneggiata dal terremoto del 1818, fu riparata nel 1845. La posizione delle "Chiazzette" resta una delle più panoramiche sulla Timpa acese, tant'è che i pittori Antonio Finocchiaro e Emanuele Grasso, egregiamente le dipinsero in due "vedute di Acireale" dal mare, ora conservate presso la Pinacoteca Zelantea. Dalle sette rampe della stradina, di ardita realizzazione tecnica, si domina il mare e tutta la costa da Taormina a Capo Mulini. Il suo ambiente naturale è quanto di più pittoresco e di più integro possa immaginarsi: percorrerle è come fare un salto indietro nel tempo di cinquant'anni almeno. Andiamoci insieme. La quiete, l'assenza di rumori "moderni" (solo cinguettìo di uccelli, frusciare di foglie e il lontano sciacquìo del bellissimo mare contro la nera costa), il verde dei vecchi platani disseminati lungo tutto il percorso, i panorami di indescrivibile bellezza, la frescura che vi si gode d'estate, incantano il forestiero, quanto i locali.
Dopo la costruzione della strada statale "panoramica" di Acireale, le Chiazzette ormai iniziano da questa arteria e precisamente, al km 81+2 poco dopo, venendo da Catania, l'incrocio per Santa Caterina, dove in una piazzola adiacente sarà facile posteggiare la propria auto per proseguire a piedi verso il mare. Dal centro cittadino si dovrà, invece, imboccare la via Romeo, raggiungendo piazza S. Maria del Suffragio, transitare poi sotto il ponte della ferrovia, giungendo così sulla "Panoramica". Dopo aver sceso alcuni gradini in pietra lavica, troveremo sulla destra una cappelletta, dall'interno freddo e spoglio. Una lapide sulla facciata recita: "M. D. Gerlando M. Genuardi - Primo Vescovo di Aci - concede 40 giorni di indulgenza a chi devotamente recita un'Ave a questa sacra immagine di Maria" (risale, dunque, a dopo il 1872).
Subito, uno slargo con un magnifico affaccio: è il primo contatto con il panorama che si godrà in ogni tornante, dai sedili di pietra lavica inseriti lungo i muretti delle curve. Percorsa una rampa, ci si presenta la mole del "Tocco", l'antica fortezza di cui avevamo accennato. Se qualcuno del Comune potrà aprirci l'antica porta di legno, giungeremo sugli spalti del forte e da essi si potrà godere l'ampia vista e la corroborante brezza marina.
Si apriva, una volta, sotto il "Tocco", la bottega "del purtuso", ricordata dai nostri genitori, ove agli accaldati passanti estivi si offrivano frutta e bevande freschissime, perchè la bottega si inseriva in un anfratto lavico dal quale, per sotterranee correnti, si determinavano basse temperature.
Continuando la discesa si giunge ad una curva, da dove si ammirerà una gola lavica della Timpa, che sprofonda vertiginosamente sino all'ultima rampa. Orrida, ricchissima di vegetazione mediterranea lussureggiante: cerri, fichidindia, edera, ricino, cardi, capperi..., un'orgia di verde e di profumi.
Ormai, avvicinandoci alla spiaggia, il quadretto del villaggio di Santa Maria La Scala ci si presenterà da vicino, nella sua semplice ma affascinante bellezza: le case policrome dei pescatori, il campanile in pietra lavica, il ridente "scaro", le placide acque, le barche tirate a riva, i pescherecci d'alto mare, i pochi palazzi signorili...; e già si avverte il profumo delle zagare dei limoni che coprono l'ultima fascia della Timpa.
Siamo in paese, e dopo un ristoro nei numerosi locali, un tuffo se è estate, potremo ritornare al centro con il pullman di linea o ripercorrendo la strada già fatta. Potrà sembrare di aver fatto della retorica, ma ciò non è vero: abbiamo solo descritto le sensazioni, le impressioni di colui che percorre la mulattiera delle Chiazzette. Più il traffico automobilistico si farà caotico, più il vorticoso scorrere della vit giornaliera attenterà ai nostri nervi, e più questa oasi di pace, questi due chilometri di ombroso sentiero saranno rivalutati ed apprezzati.
Del rilancio turistico delle Chiazzette, Acireale ha bisogno: abbiamo a portata di mano e in pieno centro un'attrattiva che veramente fa il vuoto rispetto ad altri luoghi turistici della Sicilia Orientale: è questo insieme formato dalla Riserva naturale della Timpa, dalla seicentesca stradina che l'attraversa, dal mare di Santa Maria La Scala.
Una presenza ancor più preziosa, specie se inquadrata nei vistosi danni che il cemento continua a fare nelle nostre zone.

Felice Saporita
 

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