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CONFERENZA DEL 21- 11-2008 PDF Stampa E-mail

RELATRICE:

PROF.SSA DANIELA PRIVITERA

(UNIVERSITA’ KORE DI ENNA)

“ Le parole che scottano “

Percorsi di sicilianità da Verga a Camilleri

Siciliani si nasce o si diventa? E’ stato questo l’interrogativo sul quale si è aperta la conferenza dai titolo Dal silenzio imposto al riscatto della parola, tenuta dalla prof.ssa Daniela Privitera (UniKore di Enna ) durante la serata organizzata dal Kiwanis Club di Paternò il 23 Novembre scorso, presso la Galleria d’arte moderna di Paternò. L’incontro, svoltosi dinanzi alla presenza delle massime autorità Kiwaniane, ha siglato l’avvio di un tema particolarmente interessante come quello della Sicilianità. Smentendo categoricamente i clichèes fin troppo abusati di una Sicilia omertosa e silente, la relatrice attraverso un excursus sul tema del silenzio e della parola nell’ambito della letteratura siciliana, ha ripercorso, a rebours, i silenzi eloquenti dei tanti luoghi della memoria letteraria siciliana mostrando la vera facies della cultura isolana. L’itinerario proposto ha toccato passi memorabili del silenzio, così com’è stato rappresentato da Verga, Pirandello, Sciascia, mostrando peraltro la riluttività di un luogo comune matrice “nordista” secondo il quale i nostri scrittori sarebbero stati accusati di inerzia e volontaria afasia nei confronti della mafia. Al contrario, le voci più alte della letteratura siciliana (da Verga a Camilleri), hanno tratto dalla consapevolezza dei silenzi imbarazzanti ed eloquenti, una forza straordinaria e una linfa vitale per denunziare, sia pure attraverso la fiction della letteratura, l’amara realtà di una società fissata nell’immobilismo storico e nell’inefficienza di una governante che continua ancora a riconoscersi nella casta dei Vicerè o in quella descritta da Tommasi di Lampedusa ne il Gattopardo. Un segnale positivo - ha concluso la relatrice - va colto nella forza del logos, nel riscatto della parola che nasce dal silenzio, compreso, svelato e denunziato dai nostri migliori scrittori.“ I silenzi che etichettano pesantemente il popolo siciliano son il frutto di un atteggiamento mentale, non certamente il gene di una mafiosità innata - ha asserito infine, la relatrice - perché contrariamente a quello che si potrebbe pensare non c’è nel siciliano alcuna lombrosiana predisposizione alla mafia ma solamente secoli di soprusi che hanno imposto il silenzio in luogo della parola salvifica”.

Giuseppe Rizzo

 

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