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CONFERENZA SPETTACOLO: IL TEATRO DEI PUPI PDF Stampa E-mail

Presso la Sala Conferenze del nuovo Polo Didattico della Facoltà di Scienze Politiche di Catania, si è svolta una conferenza - spettacolo realizzata dal Kiwanis Club Catania Est, dal tema “Il teatro dei “Pupi” nella storia culturale della Sicilia”. In un’aula gremita, un folto pubblico, composto da numerosi soci, autorità e officers dei clubs kiwaniani, Rotary, Lyons e Fidapa, ha partecipato con entusiasmo e vivo interesse ai vari momenti dell’incontro. Presenziavano il Lgt. della Divisione Sicilia 2 ing. Filippo Lizzio nonché, per la quarta volta quest’anno, il Presidente incoming Europeo dr. Gianfilippo Muscianisi Dopo iI benvenuto ed i ringraziamenti, il dott. Luigi Sanfilippo, socio del Club, ha portato i saluti della Facoltà ed ha evidenziato, attraverso una ricostruzione storica, come la Sicilia, oggi, non ha più bisogno d’esasperato folklore dovendo invece tutelare le tradizioni in quanto patrimonio artistico culturale non esclusivamente territoriale ma Europeo. L’apertura ufficiale dei lavori è stata affidata all’attenta analisi del dott. Epifanio Giuffrida, Presidente del Club, che ha posto l’accento sulle radici antichissime dell’Opera dei Pupi, intesa come particolare tipo di teatro, e sulla necessità di continuare il percorso culturale intrapreso quest’anno dal Club atto all’approfondimento della conoscenza ed alla comprensione degli eventi culturali della nostra Sicilia. Protagonisti indiscussi della serata sono stati i cinque “rampolli” delle antiche famiglie dei pupari catanesi, Gianni Sineri (Russo), Saretto Napoli (Napoli), Michele Insanguine (Insanguine), Gino Foti (Laudani), Nino Amico (Crimi). Presente alla serata la dott.ssa Maria Antonietta Maiuri, biografa dei pupari catanesi. Relatore della serata il brillante dott. Nino Amico Trombetta, che attraverso racconti personali e suggestive e precise ricostruzioni storiche, letterarie, artistiche e antropologiche, in qualità di bisnipote di Don Gaetano Crimi, che intorno al 1835 importò l’Opra a Catania, ha sin da subito evidenziato la necessità di riportare in vita una forma d’arte antica e assolutamente indispensabile per conoscere ciò che ha preceduto la lunga tradizione del Teatro Siciliano.Bisogna eliminare ogni luogo comune attorno l’Opera dei Pupi, si devono conoscere le tradizioni legate alla materia marionettistica per comprendere le dinamiche di una Sicilia ricca di diverse culture, di arti e valori che straordinariamente si intrecciano in questa terra. Da sempre l’Opera dei Pupi ha voluto essere una sorta di metafora della vita: la battaglia dei cavalieri della Storia dei Paladini di Francia, rappresenta prima di tutto la lotta interiore che ogni uomo deve affrontare per difendere i propri ideali senza lasciarsi sopraffare dalle mille tentazioni che la realtà gli propone e da quelle altrettanto pericolose che albergano in ciascuno di noi. L’opera dei pupi come forma d’aggregazione popolare, l’opera dei pupi come elemento indispensabile alla comprensione della nostra antropologia culturale, l’opera dei pupi come patrimonio culturale, è questa l’eredita’ lasciata dai grandi pupari catanesi che deve essere studiata attraverso, non solo le testimonianze dirette dei discendenti ma anche attraverso le ricche documentazioni. Dopo l’aspetto culturale, grande successo ha riscosso quello che potremmo definire l’aspetto più popolare della serata. Con grande maestria ed abilità i cinque pupari hanno dato vita ad uno spettacolo che, attraverso la presentazione delle vecchie “locandine” originali e l’animazione a vista di “scene madri” del repertorio storico dell’Opra, ha consentito ai presenti di rivivere la storia di Orlando, Rinaldo, Angelica, Rodomonte, Gano e dei Paladini di Francia, facendo avvertire la sensazione d’essere dentro uno degli storici teatrini catanesi dove forte era l’odore di…”sigaro toscano e calia”. Molto efficace l’idea di accompagnare l’incontro con slides e spettacolo finale. L’opera dei pupi meraviglia ancora noi tutti, la magnificenza delle armature, la vivacità delle vesti, i movimenti aggraziati e la varietà degli intrecci delle fantastiche storie cavalleresche, il gusto della spettacolarità, le forti emozioni, il romanticismo popolaresco che queste marionette di legno riescono ancora a dare. Ciò contribuisce a spiegare il grande successo avuto dal Teatro di figura siciliano, che ha saputo mettere in scena le più comuni passioni umane in modo semplice, accessibile a tutti, ma non per questo banale, capace di far riflettere e divertire nello stesso tempo, in un’atmosfera magica popolata da draghi, mostri, angeli e diavoli. Per finire ci si è augurati che il riscoperto interesse verso quest’arte a 360° possa riuscire a riportare in vita un’antica tradizione simbolo di romanticismo popolare e grande umanità. La serata si è conclusa con la metafora di un sipario che chiudeva l’ultima scena ma che in realtà aveva aperto in ciascuno dei presenti la “scatola dei ricordi”.

Melania Reina

 

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