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LA CUCINA DEI GATTOPARDI NEL REGNO DELLE DUE SICILIE PDF Stampa E-mail

 

Continuando il percorso culturale, quest’anno intrapreso che ci ha portato dai saloni del teatro massimo di Sada a palazzo Platamone, prima con Dino Consolo poi con Sebastiano Ittar e lord Elgin, alla casa magnetizia palazzo Pedagaggi, dimora di Gattopardi, a Scienze Politiche con l’opera dei pupi, con incontri organizzati ai fini della comprensione, per una lettura corretta degli avvenimenti storico culturali del Nostro territorio, non potevamo non arrivare alla Cucina, cucina intesa come arte, come espressione culturale del popolo Siciliano. La sede scelta per il caminetto è stata la sala conferenze dell’Istituto A. Gioeni, inaugurato il 30 Maggio 1911 da Re Vittorio Emanuele 3° e dalla Regina Elena, edificato dietro volontà testamentale del "notabile" barone Tommaso Ardizzone Gioeni, dove siamo ritornati prontamente ( dopo Note di Luce), per inaugurare questo "new deal" che l’Istituto, vecchio ospizio dei ciechi, col suo vulcanico presidente, prof. Gianluca Rapisarda, si vuole dare, non richiudendosi in uno sterile e diffidente pietismo ma aprendosi alle problematiche sociali e alla vita culturale del territorio. L’opportunità è stata colta al volo ed ecco confezionato l’evento. A tratteggiare l’excursus che aveva condotto alla scelta e della sede e dell’argomento trattato è stato il presidente dott. Epifanio Giuffrida che ha abilmente introdotto il problema della complessità in Sicilia della Lingua e della Cucina, campi in cui notiamo le influenze di tutti i conquistatori che si sono succeduti.

      

Relatore della serata il prof. Giuseppe Fiumara, che allievo dello storico e fondatore della prima cattedra italiana della Storia della Sicilia, si occupa di Storia delle tradizioni popolari siciliane da oltre un trentennio. Si è proceduto ad un breve excursus delle varie "impronte" lasciate da chi ha abitato nell’isola. Dalla magna Grecia, olive ricotta salata, miele, l’omerico agnello alla brace, il vino. Del periodo romano le seppie ripiene, le cipolle al forno, il maccu. Della dominazione araba cuscus, cassata, cubaita, sorbetto . Il prof. Fiumara ha quindi messo in evidenza le differenze, in cucina, tra Sicilia orientale ed occidentale e tra le differenti località dello stesso versante. Il capitolo più celebre della Cucina Siciliana è comunque quello baronale. Nelle sontuose dimore dei gattopardi dei secoli XVIII E XIX la tavola raggiunse opulenza e fasto straordinari. Il popolo non aveva di che sfamarsi, ma i baroni e gli alti prelati si contendevano i più abili "monzù", cioè i maestri della cucina, che pretendevano al loro servizio per avere sempre una tavola ricca di invenzioni spettacolari. L’arte della rappresentazione, la ricerca puntuale della verosomiglianza, la perfetta abilità nell’imitazione sono caratteristiche tipicamente siciliane e hanno la massima espressione nei celebri frutti di "pasta reale". La cucina siciliana, probabilmente la più antica d’Italia, è forse la più ricca di specialità, certo è la più scenografica.

La serata quindi, non poteva non concludersi con un buffet ricco di portate siciliane, a cui tutti, soci ed ospiti hanno fatto onore.

Nuccio Giuffrida

 

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