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La letteratura per l'infanzia e i valori fondamentali dell'Europa

La letteratura per l’infanzia è, storicamente parlando, una creatura ancor giovane. Basti pensare che una prima, regolare produzione inizia nella seconda metà del ‘700, ma, salvo poche eccezioni, si tratta di testi scolastici o di materiali nei quali prevale nettamente un intento moralistico- pedagogico, grevemente ideologico.

 

Si devono aspettare altri cento anni perché appaiano i primi libri per bambini e ragazzi pensati non per condizionare ed educare, talvolta per ricattare emotivamente o impaurire, ma per divertire. Divertire in virtù di una storia e di personaggi che non hanno altri intenti se non quello di appassionare alla lettura, di incantare e meravigliare, di emozionare portando alla scoperta di sé stessi e del mondo.

Nel 1865, In Inghilterra, Lewis Carroll pubblica l’incantevole storia di Alice nel paese delle meraviglie e tre anni più tardi negli Stati Uniti Louisa May Alcott in Piccole donne ci fa conoscere le quattro sorelle March. E così nel volgere di un quarantennio escono quasi tutti i grandi classici, quei libri che hanno contato per più generazioni e che ancor oggi mandano insospettabili scintille e bagliori. Incompreso di Florence Montgomery, considerato a torto un libro lacrimevole, svela invece una sua insospettabile attualità, invitandoci a riflettere sulla condizione dell’infanzia oggi, sulle difficoltà del dialogo fra adulti e bambini. I ragazzi di via Pal dell’ungherese Ferenc Molnar, editato nel 1907, è una accorata e lucida riflessione sulla città moderna che sempre più diventa nemica e ostile dei ragazzi, negando loro spazi e libertà. Il campo cintato della segheria, unica zona franca per la quale le due bande si sono combattute, è destinato di lì a poco a cedere il passo ad un altro, anonimo palazzone. Ne Le avventure di Pinocchio vi è, attraverso le avventure e le disavventure di un burattino, il primo ritratto vero di un bambino con tutte le sue contraddizioni e bisogni. Ma, al tempo stesso, il romanzo di Collodi esprime in modo perfetto e talvolta inquietante il paradigma di tante irrisolte questioni del nostro paese. Gli esempi potrebbero continuare ma quel che risulta chiaro è come la migliore letteratura per l’infanzia, sia, con le sue armi, laboratorio e strumento di riflessione per comprendere e talvolta anticipare quel che accade nella società e nella storia. Ieri come oggi.

Al tempo stesso però, è bene dirlo, subito, lo scrittore non deve trasformarsi in una sorta di altoparlante o di microfono pronto a lanciare o a amplificare messaggi. Il primato deve essere sempre rappresentato dalla pagina, dal piacere della lettura, dall’offrire una narrazione viva, incalzante, emozionante.

Certo chi scrive non può e non deve tacere attorno alla sua visione del mondo. Narrerà la vicenda così come la vede, alla luce della sua sensibilità e delle sue convinzioni ma dovrà lasciare al singolo lettore il compito di trarne idee, riflessioni, conseguenze. Non a caso uno dei grandi temi affrontati da molti scrittori europei negli ultimi decenni è stato proprio quello della guerra, del mostrarne i drammi, le tragedie, le crudeltà; talora la difficoltà di darne una spiegazione logica. Da qui sono nate opere straordinarie come quelle di Robert Westall o un albo illustrato come Rosa Bianca di Roberto Innocenti, capace di narrare con le figure la realtà terribile e oscena dell’Olocausto.

Ho sempre creduto che la coscienza del “non senso” della guerra passi attraverso l’esame e la conoscenza delle guerre stesse e non in una debole e sovente noiosa e banale perorazione attorno alla pace. A tal proposito vi sono dei libri, anche recenti, nei quali si avverte, pur in assoluta buona fede, lo stesso tono retorico che contraddistingueva i titoli che esaltavano l’epica eroica e guerresca. Quella pace che invece, con le armi dell’invenzione fantastica, viene messa al centro de La conferenza degli animali di Erich Kästner. Scritto nel 1949, quando l’autore fece ritorno in Germania dopo il lungo esilio dovuto all’avvento del Nazismo, il libro mantiene intatta tutta la sua freschezza e il suo garbato umorismo. E ci racconta come il mondo –non va dimenticato come ci si trovasse ormai in piena “guerra fredda”- venga salvato da un’inedita alleanza fra bambini e animali che costringono i potenti della terra ad un nuovo e definitivo accordo. Così, sempre con lo stesso spirito, non sarà difficile trovare racconti e romanzi che parlino al lettore degli altri e alti valori che stanno alla base della Costituzione per l’Europa. Dalla tolleranza (e quindi il riconoscimento e l’accettazione della diversità) alla solidarietà, dall’uguaglianza alla libertà, al rispetto della dignità umana e dei diritti dell’uomo. Ma sempre muovendo –voglio ribadirlo- dalla magia, dal turbamento, dall’incanto dell’incontro con la pagina.

Credo che, proprio partendo da ciò, vi sia un altro percorso possibile per incontrare, implicitamente, quei valori a cui prima accennavo. E’ la strada che passa attraverso i grandi protagonisti dei libri per l’infanzia. Ogni paese ha i suoi e l’elenco sarebbe naturalmente lungo. Sempre saltabeccando da una generazione all’altra si possono così incontrare Peter Pan e la danese Bibi, protagonista di una fortunatissima saga, all’insegna dell’allegria e della faticosa conquista dell’autonomia, il Jim Hawkins de L’isola del tesoro e il salgariano Corsaro Nero, il Momo di Michael Ende e la Pimpa, l’ormai celeberrima cagnetta bianca a pois rossi, le esilaranti comicissime avventure di Monolito Quattrocchi, che vive nel popolare quartiere madrileno di Carabanchel e il Rémi di Hector Malot in Senza famiglia, l’elefantino Babar di Jean de Brunhoff e, in Svezia, l’amatissima Pippi Calzelunghe, simbolo per molti di rivolta femminile contro tradizionalismi e convenzioni.

Walter Fochesato
(nota biografica dell'autore
)

dal sito web www.centroineuropa.it

Letteratura per l'infanzia

 

1. Introduzione

Letteratura per l'infanzia Insieme dei testi composti espressamente per i bambini, destinati a essere letti direttamente da loro oppure letti o recitati ad alta voce da adulti. Nella letteratura per ragazzi si trovano prevalentemente testi narrativi, ma esistono anche altri generi, in particolare la poesia e la saggistica divulgativa. È tuttavia soltanto dal XVII secolo che la letteratura per i bambini e per i ragazzi si è costituita come un genere letterario dai connotati ben riconoscibili.

2.

I primi libri per ragazzi

Fino a due o tre secoli fa, nella società occidentale non c’era chiara coscienza della differenza fra l’infanzia e le altre età della vita: in un certo senso, l’infanzia non esisteva, proprio perché non aveva un’identità sociale ben riconoscibile. A maggior ragione perciò non esisteva una letteratura per ragazzi propriamente detta, ma solo testi letterari, destinati originariamente a un pubblico di adulti, che venivano usati anche per l’infanzia, talvolta rimaneggiati o adattati, in forma orale o scritta. Di fatto, la materia prima della letteratura per i bambini era in gran parte derivata dalla tradizione orale dei racconti popolari, delle fiabe, delle leggende, dei miti per quanto riguarda la narrativa, e delle filastrocche giocose e delle ninne nanne per quanto riguarda la poesia.

Nella cultura italiana medievale e moderna un ruolo importante fu rivestito anche dalla tradizione orale delle vite dei santi e dello stesso Nuovo Testamento, con l’adattamento popolare delle vicende della vita di Cristo. Nelle isole britanniche invece la tradizione dominante, trasmessa di generazione in generazione, consisteva in racconti e poemi più elaborati legati ai miti della cultura celtica o anglosassone: ad esempio le ballate popolari sugli eroi delle leggende locali, o i racconti cantati dai bardi itineranti, come Taliesin, in onore degli antenati mitici. I primi libri concepiti espressamente per l’infanzia furono modesti 'abbecedari' di poche pagine oppure opere didattiche ispirate dalla Bibbia o dagli autori delle letterature greca e latina.

Furono in genere eruditi di formazione ecclesiastica, come Adelmo, Alcuino o Beda il Venerabile, a comporre, già fra il VII e l’VIII secolo, antologie e manuali di latino destinati alle scuole monastiche. Ma fu solo con l’avvento della stampa, nel XV secolo, che si registrò un incremento significativo della produzione libraria destinata all’infanzia: produzione che cominciò anche a svincolarsi dalla rielaborazione di opere passate, per cominciare ad attingere alla materia della storia recente e della contemporaneità. Nel loro complesso però le opere per i bambini e gli adolescenti mantennero una prevalente destinazione pedagogica.

Grande fortuna ebbe in tutta Europa uno dei libri realizzati dal primo stampatore inglese, William Caxton: il Book of Courtesye (1477, Libro di Cortesia), raccolta di poemi rimati che definisce le regole di comportamento per il bambino saggio. Nel 1485 lo stesso Caxton stampò La morte d’Artù di Thomas Malory, diventato poi la base per i successivi adattamenti delle leggende arturiane. Il libro ebbe grande successo fra i bambini dell’Occidente europeo, benché si possa ragionevolmente supporre che il pubblico di Malory fosse formato più da adulti che da bambini.

Molto diffuse in tutta l’area delle letterature romanze, ma anche in Germania e nelle isole britanniche, furono le versioni delle favole di Esopo e del Romanzo di Renart, celebre raccolta di racconti in versi che ha per protagonista Renart la Volpe, simbolo dell’intelligenza e dell’astuzia, opposto a Ysengrin il Lupo, simbolo della forza bruta. Nel corso del XVI secolo apparve nelle isole britanniche anche un particolare 'abbecedario' dedicato ai bambini, il cosiddetto Hornbook ('libro di corno'). Si trattava di una pagina stampata coperta da un sottilissimo foglio trasparente di corno, montato su una cornice quadrata di legno, con una sorta di maniglia su un lato per permettere ai bambini di impugnarlo agevolmente. Il “libro di corno” veniva usato per l’istruzione elementare e conteneva di solito l’alfabeto, il Credo, i numeri romani e altre simili informazioni di base.

Nel corso del XVII secolo si diffuse largamente la lettura di libretti, di 16 o 32 pagine non rilegate, che venivano venduti porta a porta da venditori ambulanti, e che contenevano di solito testi della letteratura popolare, dai rimaneggiamenti dei romances medievali alle ninne-nanne. Uno degli sviluppi più significativi nella letteratura per i bambini fu l’impiego di illustrazioni. Il più antico libro illustrato che si conosca è l’Orbis sensualium pictus (Il mondo figurato delle cose sensibili ), pubblicato in latino nel 1658 dall’educatore protestante moravo John Amos Comenius. Questo libro fu tradotto quasi ovunque: non solo in Europa (Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Spagna), ma anche in Asia (se ne conoscono edizioni in arabo, turco, persiano e mongolo).

Ancora per tutto il XVII e il XVIII secolo, i grandi successi per l’infanzia furono rappresentati soprattutto da libri destinati agli adulti, che tuttavia potevano essere validi anche per un pubblico di bambini: è il caso del Viaggio del pellegrino (1678-1684) di John Bunyan. Un destino simile spettò al Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe: la storia di un naufrago audace e ingegnoso, nata come una sorta di manifesto narrativo del liberalismo e dell’individualismo borghesi, divenne anche uno dei massimi capolavori della letteratura per ragazzi. Gli stessi primi due libri dei Viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift, che affascinavano i lettori adulti soprattutto per la loro forza satirica, divertivano allo stesso tempo il pubblico infantile per la novità e libertà dell’invenzione fantastica. Analoga sorte toccò al Barone di Münchhausen (1785) nato dalla paradossale ironia di Rudolf Raspe.

In Francia, il primo grande successo della letteratura infantile fu rappresentato con ogni probabilità dalle Storie o racconti del tempo passato con un’aggiunta di moralità (1697) di Charles Perrault, una raccolta di fiabe tradizionali meglio conosciuta come I racconti di Mamma Oca: tra le fiabe più note di questo libro vi sono La bella e la bestia, La bella addormentata, Barbablù, Cenerentola.

Quest’ultima però, come non pochi altri racconti di Perrault, era tratta a sua volta da Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (1634-1636, Il racconto dei racconti ovvero l’intrattenimento dei bambini), meglio conosciuto come Pentamerone, di Giambattista Basile, una raccolta di fiabe che è un autentico capolavoro della letteratura infantile di tutti i tempi e che in seguito sarebbe stata anche fonte d’ispirazione per i fratelli Grimm. Scritto in dialetto napoletano, per di più in uno stile assai ricco e barocco, il Pentamerone ebbe una circolazione relativamente limitata. Più in generale, in Italia lo sviluppo di una vera e propria letteratura per ragazzi avvenne soltanto durante il XIX secolo, in parte per lo scarso sviluppo dell’editoria, ma anche e soprattutto a causa degli altissimi livelli di analfabetismo. Si calcola che ancora all’epoca dell’unificazione, intorno al 1860, la percentuale di analfabeti nella popolazione della penisola fosse superiore all’80%: una situazione che ovviamente rendeva assai difficile la diffusione di una produzione editoriale riservata esclusivamente al pubblico dei bambini e dei giovanissimi.

3.

La nascita della letteratura infantile

Lo sviluppo di una letteratura dedicata espressamente ai bambini e ai ragazzi fu molto più precoce nei paesi di lingua inglese. Intorno al 1750, la bottega di John Newbery, situata a Londra nei pressi della cattedrale di San Paolo, attirava, all’uscita dalla messa, i bambini della borghesia londinese, che vi scoprivano i volumi della 'biblioteca giovanile': erano libretti a basso prezzo, con la copertina di carta, contenenti perlopiù storie brevi, filastrocche, indovinelli, aforismi e testi divulgativi, stampati su carta pregiata, scritti da letterati sensibili alle esigenze del pubblico infantile e illustrati da disegnatori di talento, il più noto dei quali fu Thomas Bewick. John Newbery intuiva l’emergere di un pubblico nuovo, al quale bisognava offrire una nuova materia di lettura che in rapporto all’età e alle competenze fosse di buona qualità.

Tuttavia, fino alla fine del XVIII secolo non esistette nella letteratura infantile una chiara distinzione fra l’intrattenimento e l’istruzione: la maggior parte dei racconti e delle poesie scritti per i bambini erano in realtà destinati a comunicare informazioni utili o consigli morali. Con ogni probabilità la letteratura infantile cominciò a diventare meno didattica solo con il diffondersi di una maggiore libertà religiosa, in relazione con lo spirito egualitario della Rivoluzione francese e della Rivoluzione americana.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo di una più precisa percezione delle caratteristiche specifiche della letteratura per l’infanzia rivestì il romanzo Emilio, o dell’educazione (1762) di Jean-Jacques Rousseau, destinato a diventare un classico della letteratura pedagogica di tutti i tempi: vi si mostrava per la prima volta che la mente di un bambino non è soltanto la mente di un adulto in miniatura, ma va considerata secondo le dinamiche e gli atteggiamenti a essa propri.

4.

Il Romanticismo e la letteratura per ragazzi

Un decisivo progresso nella storia della letteratura per ragazzi si verificò negli anni del Romanticismo. In particolare, il rinnovato interesse per il folclore arricchì la produzione per bambini di miti, fiabe e leggende. Il lavoro più significativo in questo senso è con ogni probabilità quello compiuto dai due fratelli tedeschi Jakob Ludwig e Wilhelm Karl Grimm, entrambi filologi, che raccolsero fiabe della tradizione popolare nei volumi conosciuti nel loro complesso come Le fiabe dei fratelli Grimm (1812-1822), che furono presto tradotti in tutto il mondo e che comprendono fiabe famosissime come Hansel e Gretel, Biancaneve e i sette nani, Cappuccetto rosso, Pollicino.

Più elaborate e sovente autonome creazioni letterarie svincolate dalla tradizione furono le fiabe del danese Hans Christian Andersen, che uscirono prima in rivista e poi vennero via via raccolte in numerosi volumi, pubblicati fra il 1835 e il 1872 e comprendenti, fra le altre, La sirenetta, Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia, Il soldatino di stagno, Il vestito nuovo dell’imperatore.

5.

La letteratura d’avventure

In molti casi i confini della letteratura dedicata esclusivamente all’infanzia si confondono con quelli della narrativa d’avventure: basti pensare alla tradizione americana dei romanzi che parlano della vita della frontiera e poi del Far West, come i romanzi di James Fenimore Cooper, tra i quali soprattutto il celebre L’ultimo dei Mohicani (1826). Né mancarono testi incentrati sul problema del razzismo e della condizione dei neri americani: straordinario, in particolare, fu il successo in tutto il mondo di La capanna dello zio Tom (1852) della scrittrice statunitense Harriet Beecher Stowe.

Molto diffusi fra i bambini e in genere fra i giovani furono anche i romanzi storici, derivati dal modello dei romanzi dello scozzese Walter Scott. In particolare, in Italia vanno ricordati Ettore Fieramosca (1833) di Massimo D'Azeglio e Marco Visconti (1834) di Tommaso Grossi: immediatamente successivi ai Promessi sposi di Alessandro Manzoni, entrambi questi romanzi ebbero numerosissime ristampe in collane destinate all’infanzia, fino agli anni Sessanta del Novecento.

Particolarmente apprezzate fra i bambini di tutto l’Occidente furono poi le opere di alcuni autori di avventure, a cominciare dal francese Alexandre Dumas padre, di cui si leggono ancora oggi romanzi come I tre moschettieri (1844) e Vent’anni dopo (1845), che sciolgono nella storia della Francia del Seicento movimentate invenzioni d’intreccio, o Il conte di Montecristo (1845).

Non molti anni più tardi, un analogo successo di pubblico infantile – ma anche di quello adulto – toccò a un altro scrittore francese, Jules Verne, autore di un centinaio di romanzi d’avventura a sfondo scientifico e parascientifico, come Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870), Il giro del mondo in ottanta giorni (1873), ai quali si fa risalire la nascita della moderna fantascienza.

Venne considerato autore adatto ai bambini e ai ragazzi, anche perché a loro dedicò non poche delle sue opere, lo scrittore inglese Charles Dickens. Romanzi come Il circolo Pickwick (1836-37), David Copperfield (1849-50), il famoso racconto Canto di Natale (1843) costituiscono nel loro insieme una sorta di grande ritratto della società inglese dei primi decenni del XIX secolo e ne denunciano le molte ingiustizie, a cominciare dal lavoro minorile, proponendosi come strumento di educazione dei giovani ai valori che renderebbero possibile un mondo migliore.

Nella letteratura inglese dell’età vittoriana è da ricordare Robert Louis Stevenson, che scrisse avvincenti romanzi d’avventura come L’isola del tesoro (1883), James Barrie con la celeberrima commedia Peter Pan e le opere di Rudyard Kipling, che mescolò esseri umani e animali nel Libro della giungla (1894) e nel Secondo libro della giungla (1895), mentre nelle Storie proprio così (1902) riprese molte fiabe popolari del folclore indiano. Pressoché contemporanee sono le storie di uomini e cani ambientate nel Grande Nord americano da Jack London: i titoli più noti restano Il richiamo della foresta (1903) e Zanna bianca (1906).

Anche la letteratura italiana ebbe un notevolissimo narratore di avventure esotiche in Emilio Salgari, che scrisse circa ottanta romanzi suddivisi in vari cicli: i più famosi sono il ciclo detto 'della giungla', le cui vicende, incentrate sul personaggio eroico e romantico di Sandokan, si svolgono fra il delta del Gange e l’Indocina, e quello dedicato ai corsari dei Caraibi; del primo ciclo fanno parte I misteri della giungla nera (1895), I pirati della Malesia (1896), Le tigri di Mompracem (1900), mentre il romanzo più noto del ciclo dei corsari è sicuramente Il Corsaro nero (1899).

6.

Fiabe moderne e libri educativi

Nel 1865, il reverendo Charles Lutwidge Dodgson, insegnante di matematica in un collegio ecclesiastico, scrisse con lo pseudonimo di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie, cui fece seguito Oltre lo specchio (1871), due libri fondamentali della moderna letteratura per l’infanzia. Sono capolavori in cui il fuoco d’artificio dei giochi di parola, delle acrobazie logiche e delle invenzioni surreali interessava all’autore molto più della normale coerenza narrativa.

In Italia gli anni d’oro per lo sviluppo di una vera e propria letteratura per ragazzi si collocano immediatamente a ridosso dell’unificazione nazionale. Accanto a un onesto artigiano come Giuseppe Nuccio, vi fu un maestro del verismo come il catanese Luigi Capuana, che pubblicò molti libri di fiabe e racconti espressamente dedicati ai bambini, fra i quali il più famoso e riuscito è Scurpiddu (1878).

Fu tuttavia il fiorentino Carlo Lorenzini, in arte Collodi, a scrivere un autentico capolavoro della letteratura infantile di tutti i tempi, Le avventure di Pinocchio, pubblicato prima a puntate sul 'Giornale per i bambini' tra il 1881 e il 1883, e poi in volume nel 1883. È la storia del burattino Pinocchio, che passa attraverso innumerevoli avventure fiabesche commettendo altrettanto innumerevoli monellerie, sempre pagate a caro prezzo, fino alla finale conversione alla bontà, al termine della quale si ritroverà trasformato in un bravo ragazzo. Tradotto pressoché in tutte le lingue del mondo, illustrato da un incalcolabile numero di disegnatori, trasposto in fumetti, in film (al 2002 risale la versione di Roberto Benigni) e in film d’animazione (celebre, anche in questo caso come per Alice nel paese delle meraviglie, quello di Walt Disney), evidentemente il burattino di Collodi è un simbolo capace di raccogliere le fantasie comuni, come dimostra del resto anche la straordinaria varietà delle interpretazioni critiche che ne sono state date.

Pochi anni dopo la pubblicazione di Pinocchio, in Italia uscì un altro libro per l’infanzia destinato a uno straordinario successo, anche se in questo caso solo in ambito nazionale: Cuore (1886) del piemontese Edmondo De Amicis. Costruito come il diario di un anno scolastico (il 1881-82) scritto da uno studente di terza elementare di una scuola torinese, Cuore mostra in modo esemplare quali fossero, nell’ultimo ventennio del XIX secolo, le preoccupazioni educative degli intellettuali italiani, consapevoli che, “fatta l’Italia”, era ora necessario “fare gli italiani”, cioè formare una coscienza civile nazionale.

Accanto a una pedagogia severa e melodrammatica come quella di De Amicis, è sempre esistito un importante filone che alle preoccupazioni pedagogiche unisce anche l’umorismo, come del resto avveniva già in Pinocchio. Un piccolo classico in questo senso è Il giornalino di Gian Burrasca (1920) di Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli, che dal 1906 fu direttore del 'Giornalino della Domenica'), che riprende la struttura del diario di uno studente, già presente in Cuore; ma in questo caso si tratta di un ragazzo decisamente ribelle, che compie infinite marachelle e verso il quale il lettore non può fare a meno di provare simpatia. Pinocchio e Gian Burrasca furono tra le prime opere per l’infanzia italiana illustrate, secondo un modello molto diffuso in Francia e soprattutto in Gran Bretagna. Fu l’editore Antonio Donath che, a Genova, a cavallo fra XIX e XX secolo, affiancò sulla pagina le immagini alle parole anche per i romanzi salgariani. Autore di romanzi d’avventura ma anche di veri e propri libri-gioco fu Yambo (Giulio Enrico Novelli).

Dalla tradizione culturale mitteleuropea proviene un altro grande classico della letteratura infantile del primo scorcio del Novecento: I ragazzi della via Pál (1907) dell’ungherese Ferenc Molnár.

Nel complesso il fantastico ha continuato a essere il genere più frequentato dalla letteratura per ragazzi nelle culture occidentali del XX secolo. Nel 1900 Frank Baum pubblicò il primo dei suoi numerosi libri dedicati alle storie del mago di Oz. Eterno beniamino dei bambini, il mago di Oz continuò a vivere in nuove storie, inventate da altri scrittori, anche dopo la morte di Baum. Così anche al genere fantastico, vicino alla tradizione delle fiabe, appartengono Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la Svezia (1906-1907) della scrittrice svedese Selma Lagerlöf, dove il protagonista percorre in lungo e in largo la Svezia a cavallo di una grossa oca. E numerose erano del resto le componenti fiabesche delle avventure di Heidi (1880), ragazzina che vive nelle Alpi elvetiche, inventata dalla fantasia della scrittrice svizzera Johanna Spyri. Il fantastico si mescola invece al comico nelle storie bizzarre e paradossali di Pippi Calzelunghe, personaggio creato nel 1945 dalla fantasia della scrittrice svedese Astrid Lindgren.

7.

Le riviste statunitensi per bambini e i loro collaboratori

Negli stessi anni in cui il 'Giornale per i Bambini' pubblicava le puntate di Pinocchio, negli Stati Uniti si registrava un’autentica esplosione di testate specializzate, dedicate soltanto ai giovanissimi. Su queste riviste si formarono alcuni celebri scrittori. Fra questi, Mark Twain, le cui opere si muovono fra narrativa d’avventure e umorismo: Le avventure di Tom Sawyer (1876) offre un ritratto delle monellerie e delle avventure di un ragazzo e dei suoi amici, ambientandole in una cittadina del Missouri, sul fiume Mississippi, in anni in cui la frontiera era ancora un ricordo ben vivo e recente. A questo romanzo fece seguito Le avventure di Huckleberry Finn (1884), che molti critici considerano il miglior libro per ragazzi mai scritto in America, oltre che un importante contributo alla letteratura nazionale in genere.

Su quelle stesse riviste scrivevano anche Louisa May Alcott, autrice di Piccole donne (1868-69), romanzo divenuto popolarissimo anche tra le giovani lettrici italiane, e Howard Pyle, che raccontò in modo nuovo le antiche leggende inglesi: fra le sue opere vi sono Le allegre avventure di Robin Hood (1883) e La storia di re Artù e dei suoi cavalieri (1903).

8. I libri illustrati

L’importanza dell’immagine nei libri destinati ai giovani veniva intanto presa in considerazione sempre maggiore, e si venne sviluppando la tradizione del libro illustrato per bambini. All’inizio di un lungo percorso, che va dall’Orbis sensualium pictus ai fumetti così come noi li conosciamo, non pochi scrittori corredarono di vignette i loro racconti. In Germania ad esempio, a partire dal 1860, Wilhelm Busch disegnò le divertenti storie di un topolino che andava a disturbare il sonno della gente perbene; ma Busch divenne famoso soprattutto quando cominciò a scrivere le avventure dei due discoli Max e Moritz.

In Francia fu invece il celebre disegnatore Christophe a pubblicare alcuni fra i primi racconti illustrati: La famiglia Fenouillard, Il sapore del Camembert, Il cugino sapiente. Più tardi, dall’inizio del XX secolo, i disegni di Pinchon fecero ridere generazioni di bambini con le vicende di Bécassine, giovane e rozza bretone che, sbarcata a Parigi, ne combina di tutti i colori per la sua grossolana stupidità e per la sua goffaggine.

Illustratore e scrittore geniale fu Antonio Rubino, per decenni presente sul 'Corriere dei Piccoli'. Hanno a loro volta divertito molte generazioni di bambini e adolescenti italiani, per un periodo lunghissimo, dagli anni fra le due guerre fino ai primi anni Settanta, le storie a lieto fine del signor Bonaventura, inventate dal disegnatore, scrittore e attore Stò (pseudonimo di Sergio Tofano): storie celebri, oltre che per i caratteristici disegni stilizzati, anche per le loro didascalie in versi ottonari, sempre avviate da: 'Qui comincia l’avventura del signor Bonaventura'.

9.

Il primo dopoguerra

Nel periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale uscirono alcuni testi fondamentali della letteratura per ragazzi. Nel 1920 lo scrittore e illustratore inglese Hugh Lofting cominciò a pubblicare le storie del dottor Dolittle, un medico che preferisce curare gli animali piuttosto che gli uomini. Nel 1934 la scrittrice australiana Pamela L. Travers pubblicò il primo romanzo della serie dedicata all’istitutrice maga Mary Poppins: fino al 1963 ne avrebbe scritti innumerevoli altri, già popolarissimi anche prima della celebre versione cinematografica interpretata da Julie Andrews. Appartiene invece già al periodo della seconda guerra mondiale un altro grande classico della letteratura per i ragazzi, Il piccolo principe (1943) dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, diventato quasi un libro di culto per i giovani lettori.

Nell’Italia di quegli anni si assistette a un massiccio sviluppo sia dell’editoria per ragazzi (la “Biblioteca dei miei ragazzi” della Salani, la 'Scala d’oro' della UTET) sia dell’editoria scolastica, che si polarizzò curiosamente ai due capi opposti della penisola: in Lombardia, soprattutto a Milano, con editori come Principato, Motta, l’Istituto di Propaganda Libraria, La Sorgente; e in Sicilia, con editori come D’Anna, Flaccovio, Palumbo, Sciascia. In generale, nel periodo successivo alla prima guerra mondiale divennero sempre più nette, in tutto l’Occidente, le differenze fra le opere scritte espressamente per i bambini e quelle che potevano essere lette dai bambini ma anche dagli adulti. Una spinta non trascurabile a questa differenziazione venne dallo sviluppo delle scienze pedagogiche e psicologiche: si ricavarono allora dati molto precisi, che consentivano a uno scrittore di scrivere storie adatte a un pubblico infantile ben definito.

10.

Il secondo dopoguerra

Una nuova fase nello sviluppo della letteratura per ragazzi si dovette ai fenomeni della scolarizzazione di massa, a sua volta legata alla grande ripresa economica successiva alla fine della seconda guerra mondiale. Da un lato il grande aumento della popolazione studentesca implicò una proporzionale crescita dell’editoria scolastica. Più in generale però il complessivo elevarsi del livello culturale del pubblico creò nuove esigenze di informazione e intrattenimento, consentendo uno sviluppo sia della narrativa di consumo sia della narrativa per ragazzi (si pensi al successo, a partire dagli anni Sessanta, dei libri di Gianni Rodari), la quale in molti casi divenne anzi il settore principale di case editrici che precedentemente si erano dedicate soprattutto al romanzo popolare.

Soltanto dopo gli anni Settanta si ebbe però un netto sviluppo del libro tascabile nell’editoria per ragazzi, così come un deciso rinnovamento della veste editoriale, che oggi prevede addirittura anche libri destinati ai bambini che non sanno ancora leggere, fabbricati cioè come colorati oggetti da maneggiare, che uniscono illustrazioni e giochi. D’altra parte è interessante notare come, in anni di difficoltà se non di crisi per l’editoria italiana, proprio il libro per ragazzi abbia fatto ultimamente registrare una notevole ripresa, come testimonia annualmente la Fiera Internazionale che si tiene a Bologna.

Anche il rapporto fra il libro e altri strumenti di istruzione e intrattenimento si è profondamente rinnovato negli ultimi decenni, dando luogo a fenomeni del tutto nuovi: grazie allo sviluppo della tecnologia e dell’informatica, la letteratura e in genere la produzione di testi per i bambini e i ragazzi ha conosciuto uno sviluppo vertiginoso, che in gran parte si colloca tuttavia al di fuori della tradizionale produzione di libri. Oggi infatti la produzione per i ragazzi può contare su audiocassette, videocassette, floppy disk, fino ad arrivare agli ipertesti in CD-ROM, che offrono innumerevoli possibilità sia per il gioco sia per l’istruzione. L’apparizione e la rapida diffusione di queste nuove tecnologie e di nuovi supporti per i testi fa supporre che ci si troverà ad assistere, in tempi più o meno lunghi, a una probabile modificazione in profondità delle pratiche di lettura e, conseguentemente, di scrittura.

 

Da "Letteratura per l'infanzia,"

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