/Coronavirus, i timori dei pazienti talassemici in Sicilia. Le associazioni: «Situazione ancora sotto controllo, ma serve andare a donare»

Coronavirus, i timori dei pazienti talassemici in Sicilia. Le associazioni: «Situazione ancora sotto controllo, ma serve andare a donare»

Trasfusioni ancora garantite, ma è necessario continuare a donare il sangue per assicurare cure e terapie salvavita ai pazienti talassemici. È il quadro che emerge dalla Sicilia a seguito di settimane particolarmente intense per le restrizioni finalizzate a contenere la diffusione del Coronavirus.

Dopo l’appello lanciato dall’ospedale Cervello di Palermo e ripreso dall’AdnKronos, la situazione nell’isola rimane al momento sotto controllo, ma è chiaro che il protrarsi delle restrizioni, nonostante la circolare del ministero della Salute che consente ai donatori di muoversi e le rassicurazioni sulla sicurezza del sistema trasfusionale da parte del Centro nazionale sangue, potrebbe far scattare la definitiva emergenza.

Come ha sottolineato Raffaele Vindigni, presidente di United Onlus, la federazione che raccoglie su tutto il territorio nazionale circa 40 associazioni di pazienti con talassemia, drepanocitosi e altre forme di anemie rare, «avevamo previsto che questo momento sarebbe potuto arrivare. Le persone sono spaventate e hanno bisogno di essere tranquillizzate: le precauzioni sono importantissime, ma come è indispensabile andare al supermercato e curarsi, allo stesso modo è indispensabile anche andare a donare».

Vindigni non usa il termine “emergenza”, ma sottolinea come sia necessario che tutte le associazioni e le realtà coinvolte in questo ambito lavorino «fianco a fianco per far sì che chi deve sottoporsi a terapie salvavita abbia garantite le cure di cui ha bisogno. Il rispetto delle direttive del Governo è fondamentale, ma anche il rispetto dei pazienti».

 

Consapevole della delicatezza del momento, ma attento a non alimentare inutili allarmismi è anche il presidente dell’Avis Regionale Sicilia, Salvatore Mandarà: «L’ospedale di Palermo ha paventato questa difficoltà nel garantire le trasfusioni ai pazienti talassemici, nonostante il Centro regionale sangue non confermi questa situazione. Ad oggi è tutto sotto controllo, anche perché abbiamo iniziato l’anno forti di qualche migliaio di sacche in più rispetto al 2019. Tuttavia, questo non deve far abbassare la guardia a nessuno, tantomeno ai donatori che possono e devono continuare a fare la loro parte».

Mandarà fa riferimento poi alla sicurezza che viene garantita nei centri di raccolta, in linea con le disposizioni del Centro nazionale sangue e del Civis che, nei giorni scorsi, hanno realizzato un apposito algoritmo esplicativo: «Chi viene convocato per la donazione è un individuo sano che, in una fase preliminare, viene sottoposto a una strettissima e attentissima anamnesi. Il calo c’è, ma finora l’abbiamo contenuto con le scorte dello scorso anno: proseguire nella campagna di sensibilizzazione è fondamentale per spazzare via questo sentimento di paura generale».

Oltre a essere un’eccellenza tutta italiana, Ragusa è la prima città europea per numero di donatori in rapporto ai residenti. Il presidente dell’Avis Comunale, Paolo Roccuzzo, insieme al personale sanitario e a tutto lo staff della sede, sta dando, anche in queste ore così delicate, l’esempio di organizzazione ed efficienza, nel rispetto delle direttive: «Stiamo lavorando solo sulle donazioni per prenotazione, in modo da garantire sicurezza ai donatori stessi e ai nostri operatori. Questa mattina (mercoledì 11 marzo, ndr) abbiamo registrato già 37 donazioni e continueremo anche nel pomeriggio».

Momenti di apprensione particolari, tuttavia, non se ne sono registrati: «Abbiamo vissuto fasi alterne nel corso delle ultime settimane, ma con questo tipo di organizzazione riusciamo a garantire le scorte. I pazienti talassemici sono molti anche nel territorio di Ragusa e provincia, dove ogni anno vengono effettuate oltre 5mila trasfusioni».

Roccuzzo, infine, invita tutti alla calma: «La difficoltà c’è ed è oggettiva, ma è frutto del sentimento di paura che sta portando le persone a rimanere a casa. I donatori possono uscire e fare la propria parte come sempre: facciamolo insieme».

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