/Difendere il plasma e il ruolo dei donatori, gli esperti a confronto nel webinar di Avis Regionale Toscana

Difendere il plasma e il ruolo dei donatori, gli esperti a confronto nel webinar di Avis Regionale Toscana

Sostenere la raccolta di plasma, iperimmune e non, e difendere la scelta etica e volontaria di tanti donatori dalle strumentalizzazioni delle ultime settimane. È questo il messaggio, o meglio, la sfida, che lanciano all’unanimità esperti e associazioni intervenuti al webinar “Il plasma salva la vita” organizzato da Avis Regionale Toscana.

L’incontro, trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’associazione, ha offerto un momento prezioso di confronto e di spunti sulle strategie da seguire nel prossimo futuro non solo per quel che riguarda il sostegno al progetto “Tsunami” condotto dall’equipe dell’università di Pisa diretta dal professor Francesco Menichetti, ma per ribadire ancora una volta l’importanza strategica del plasma etico raccolto in Italia.

Moderato dal giornalista Giulio Sensi, il webinar si è aperto con i ringraziamenti del padrone di casa, il presidente di Avis Regionale Toscana, Adelmo Agnolucci, che ha voluto sottolineare quanto prezioso sia stato «coinvolgere i principali attori di questo momento delicato per contrastare la disinformazione e chiarire gli aspetti sanitari legati alla donazione e alla sperimentazione in corso. Una missione dalla quale il nostro territorio, seppur meno colpito dal Covid-19 rispetto ad altri, non può tirarsi indietro».

Tra i principali attori, come li ha definiti Agnolucci, c’è stata la stessa AVIS Nazionale. Il presidente Gianpietro Briola, intervenuto al webinar, ha voluto ripercorrere le tappe più significative degli ultimi mesi, dallo smarrimento iniziale «dovuto al timore del contagio sentito da moltissime persone», alla «riorganizzazione che ci ha portato a gestire non solo la comunicazione per tranquillizzare i nostri donatori anche attraverso la campagna #escosoloperdonare, ma anche applicando la prenotazione della donazione così da evitare assembramenti nelle unità di raccolta».

Il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, durante il suo intervento

Il tema del momento è però il plasma iperimmune e la sua sperimentazione sui pazienti positivi al Coronavirus. Come ha spiegato Briola, che giovedì 28 maggio era intervenuto anche al dibattito in streaming sul canale YouTube di Avis Pavone Mella – Cigole insieme al primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, Giuseppe De Donno, «forse l’unica cosa positiva della pandemia è stata la capacità di accendere i riflettori sul plasma, un tesoro di cui troppo spesso ci si dimentica soprattutto per i farmaci salvavita che da esso se ne ricavano. Troppa polemica, però, si è scatenata intorno a questo ambito, in particolare politica. La terapia in questione la conosciamo da tempo come risposta emergenziale quando non esistono altre strategie, ma non si può pensare di continuare a curare le persone in questo modo. Vaccino o immunoglobuline specifiche sono necessari ai fini della buona riuscita contro il virus».

Soprattutto in vista di una possibile recrudescenza della malattia nel prossimo autunno: «Sarà importante, e noi abbiamo dato la nostra disponibilità a farlo, raccogliere il plasma dei pazienti guariti nelle regioni più colpite dalla pandemia e conservarlo nelle cosiddette banche in modo da poterlo utilizzare in futuro. Questo però – conclude Briola – non deve interrompere la ricerca per far sì che dal plasma venga estratto tutto ciò che è necessario per curare le persone. Anche quelle colpite dal Coronavirus».

Il professor Francesco Menichetti, coordinatore del protocollo Tsunami

Nei fatti l’obiettivo con cui è stato avviato dall’università di Pisa il protocollo Tsunami, che riguarda una sperimentazione prospettica randomizzata e coordinata da un gruppo di controllo. Come ha spiegato il responsabile di questo studio, il professor Francesco Menichetti, «siamo convinti che i dati preliminari sull’uso della plasmaterapia siano interessanti e incoraggianti, ma non definitivi. Non esiste infatti ancora alcuna certezza sulla sua certezza o efficacia, per questo occorre ragionare su numeri più ampi con l’ausilio di un gruppo di controllo». Motivo per cui l’Aifa e l’Istituto Superiore di Sanità hanno dato a Menichetti il mandato di estendere lo studio, dalle regioni centrali, all’intero territorio nazionale. Ma cosa differenzia Tsunami dalla sperimentazione avviata a Mantova e Pisa?

«Il nostro protocollo prevede la somministrazione su pazienti precoci e non su quelli con difficoltà respiratorie già conclamate. Tuttavia, il decorso apparente del virus e il ridotto numero di positivi ad oggi potrebbero rallentare questo percorso di studio. Attivarsi per conservare il plasma iperimmune, senza interventi industriali che influenzino la raccolta, come arsenale per una nuova possibile ondata, potrà essere utile, ma non completamente. Non possiamo sapere infatti se la recrudescenza eventuale possa essere della stessa tipologia di virus e se quindi questo tipo di plasma possa essere utile a contrastarla. Tutto questo deve far capire una volta per tutte che la sperimentazione in corso è e rimane una terapia ponte: non è e non potrà essere considerata come una terapia salvavita».

 

La direttrice del Centro regionale sangue, Simona Carli

Intanto, entro la prima metà di giugno, la Regione Toscana avvierà uno screening che coinvolgerà tutti i donatoti, su base volontaria e previa loro autorizzazione, che si presenteranno nei centri trasfusionali, per effettuare i test sierologici. «Non sarà una patente di immunità, come qualcuno ha provato a definirla – spiega subito la direttrice del Centro regionale sangue, Simona Carli – ma uno strumento di interesse epidemiologico per capire come si è mosso il Covid-19». Un modo anche per dire grazie al comportamento e alla risposta dei donatori di questo periodo: «Pensiamo possa essere un procedimento utile per identificare quei soggetti da studiare meglio e coinvolgerli nel protocollo Tsunami. Il test avverrà tramite prelievo e, in caso di risultato positivo, verrà seguito da un’ulteriore indagine con il tampone». Ma come si fa a reclutare i donatori? «Grazie all’aiuto delle associazioni attive sul territorio, abbiamo chiesto a chiunque avesse avuto determinate caratteristiche, di contattare il centro trasfusionale di riferimento per donare il plasma iperimmune. Spiegare cosa stesse succedendo era fondamentale per procedere alla raccolta delle sacche da inviare successivamente all’officina trasfusionale di Pisa».

Durissima infine, ma molto apprezzata dagli utenti donatori che stavano seguendo il webinar su Facebook, la presa di posizione della dottoressa Carli sulla speculazione che, negli ultimi giorni, è stata fatta attraverso alcune trasmissioni televisive sul procedimento di raccolta del plasma e il ruolo delle aziende farmaceutiche a discapito dei donatori: «Trovo che tutto questo sia stato vergognoso. Il plasma è stato trasformato in uno squallido strumento di propaganda politica, andando a colpire senza motivo un intero sistema che invece è forte e pone il nostro Paese ai vertici come qualità del servizio sanitario pubblico. È a dir poco offensivo per i donatori, gli addetti ai lavori e per l’intero personale sanitario italiano che si scatenino spettacoli di questo tipo».

La direttrice dell’officina trasfusionale Area vasta Nord-Ovest, Maria Lanza

Molto interessante è stata poi la spiegazione sul procedimento di lavorazione e conservazione del plasma da destinare al protocollo Tsunami offerta dalla direttrice dell’officina trasfusionale Area vasta Nord-Ovest, Maria Lanza: «La sacca deve avere un volume di 600ml al netto dell’anticoagulante e viene avviata al procedimento di inattivazione da patogeni. Questa procedura consiste nell’utilizzo di un illuminatore a raggi ultravioletti che attiva una sostanza inserita nella sacca e che, automaticamente, inattiva i patogeni: un percorso che garantisce assoluta sicurezza al plasma donato».

Ma qual è il ruolo dell’officina trasfusionale? «Noi ci occupiamo di accettare, inattivare, lavorare e stoccare il plasma donato dai convalescenti – spiega – ad oggi ne abbiamo 70 sacche, alcune con gli esami di qualificazione già completati. Per l’assegnazione della sacca è necessaria una prima valutazione del comitato etico e dei clinici dell’ospedale dove viene richiesta: dopo il via libera dell’equipe di Menichetti procediamo con l’invio».

Per quanto si può conservare? «Se mantenute tra i -25 e i -40°C, le sacche possono restare congelate anche fino a 24 mesi, altrimenti con temperature tra i -18 e i -25°C solo per qualche mese».

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