/Lettera aperta del presidente Gianpietro Briola al professor Giuseppe De Donno

Lettera aperta del presidente Gianpietro Briola al professor Giuseppe De Donno

Una lettera, pacata, ma decisa, per rispondere alle accuse lanciate attraverso alcuni organi di stampa. Così il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, ha voluto chiarire la sua posizione in merito alle dichiarazioni lanciate in questi ultimi giorni dal professor Giuseppe De Donno, primario di pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova, sulla terapia anti Covid-19 basata sul plasma iperimmune.

                   Caro collega, mi permetto di scriverTi a seguito di tue dichiarazioni a mezzo stampa, per chiarezza e non per polemica, in attesa di un possibile contraddittorio.

Premetto che da clinico sono convinto che la scienza è democratica. L’evoluzione delle conoscenze ci ha spesso indotto a modificare i nostri paradigmi, ma scienza e ricerca non sono riducibili a un atteggiamento da tifoseria. Richiedono impegno, lavoro, cautela, modelli e la possibilità di processi riproducibili per divenire gold standard e riconosciute indicazioni terapeutiche, sempre e comunque possibili di revisione.

Nello specifico, la terapia con plasma iperimmune è una pratica nota da oltre cent’anni usata recentemente anche per altre infezioni emergenti, ma come tale si è verificato non poter essere responsiva a tutte le esigenze e condizioni cliniche e richiede di essere affinata. Ha un suo valore nell’emergenzialità, in mancanza di altre strategie o in attesa di studi ed evoluzioni della ricerca. Pertanto, non mi sono mai opposto all’utilizzo di tale metodica sperimentale per il trattamento di pazienti affetti da grave sindrome ARDS in infezione da SARS COV 2, né alla conservazione del plasma, ma continuo a considerarla una terapia temporanea e non definitiva. Semmai pongo il tema di renderla fruibile ora e in futuro per i pazienti, tutti i pazienti. Indipendentemente dalla compatibilità di gruppo o dai tempi di conservazione del plasma e l’eventuale ricomparsa dell’epidemia. Con una finalità terapeutica, ma anche come profilassi o terapia di supporto, ad esempio in pazienti con immunodeficienze primitive od acquisite, trapiantati, pazienti oncologici.

Pensi sia possibile somministrare plasma iperimmune a tutti questi pazienti? O non sia più utile e clinicamente corretto, ricercare quale tra le immunoglobuline, o proteine infiammatorie presenti nel plasma dei soggetti convalescenti, risultino terapeutiche, purificarle e somministrrle in forma farmaceutica e standardizzabile come per le altre immunoglobuline? Ad oggi, risulta ancora non completamente efficiente il test per la titolazione comunemente usato in laboratorio, le condizioni cliniche e gli standard richiesti ai donatori stringenti e non tutti i convalescenti hanno un titolo adeguato di anticorpi neutralizzanti per essere arruolati. Parimenti per quanto riguarda l’AVIS, la raccolta e i donatori.

La generosità e disponibilità dei nostri associati è massima e il tema della donazione di plasma e la produzione di plasmaderivati continua a rimanere strategico per il Sistema Sanitario e il Sistema Italia verso quella che da tanto tempo auspichiamo e riteniamo raggiungibile: l’autosufficienza. Con una produzione etica, in conto lavorazione a proprietà pubblica, che possa estrarre dal plasma dei donatori tutte le proteine e le sostanze farmacologicamente utili ai pazienti. Ma per fare questo, a proposito di COVID-19, dobbiamo titolare i donatori per gli antigeni specifici e valutare nel tempo la persistenza degli stessi.

In questa fase, dove ci è stato richiesto abbiamo messo a disposizione le nostre strutture per la raccolta del plasma dai pazienti convalescenti e dai donatori (vedi Centro Raccolta Avis di Mantova) e, dove possibile, sollecitato i donatori guariti a proporsi.

Ma come ben sai non tutti i Centri sono organizzati alla titolazione e al trattamento di inattivazione del plasma prima della trasfusione e fortunatamente l’incidenza in Italia della malattia è rimasta circoscritta ad alcune regioni e province in particolare.

Inoltre l’AVIS si occupa della raccolta secondo indicazioni di Legge e non di strategie o indicazioni terapeutiche.

In conclusione, reciproco rispetto per l’impegno di ciascuno nella propria responsabilità, cautela nell’attesa degli esiti della ricerca e nelle possibilità di applicazione clinica, massima attenzione ai messaggi che offriamo per non anticipare aspettative o forvianti promesse nella pubblica opinione e su temi emozionali.

Cordialmente

Dott. Gianpietro Briola

Presidente AVIS Nazionale

Responsabile Pronto Soccorso

Ospedale di Manerbio (BS)

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